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Una parte di questo post è stata scritta in una di quelle casette a schiera prettamente utilizzate d’estate. Case costruite come alveari in cui ogni cella è circondata da altre, senza isolamento acustico e neanche termico, fa freddo d’inverno e fa caldo d’estate. Mentre scrivo si registra l’estate con un giugno e un luglio che, a livello mondiale, sono stati tra i più caldi di sempre. Il sistema di rilevazione europeo Copernicus sta fornendo notizie catastrofiche da più di un anno, mese dopo mese, la temperatura media globale fa registrare record.
La ripetitività di questi dati rischia però di farli passare inosservati anche se i numeri parlano chiaro, la temperatura media globale del periodo che va da luglio 2023 a giugno 2024 è stata la più alta mai registrata con una media 1,64 gradi in più rispetto quando il mondo non aveva ancora cominciato a bruciare combustibili fossili (ovvero prima della metà dell’Ottocento).
Per spiegare a mia madre la sostenibilità mi avvalgo di svariate fonti, ascolto podcast, leggo libri, assisto a conferenze, chiedo a esperti, cerco di tradurre con concetti semplici ed esempi calzanti la mole di informazioni che raccolgo.
Per rendere più eloquente ciò che voglio trasmettere, a mia madre e a tutti i lettori, mi viene in soccorso un evento che da qualche anno è la cartina di tornasole della crisi climatica che stiamo vivendo.
Dal 1971, ogni anno è caratterizzato da un giorno preciso oltre il quale la biocapacità terrestre non riesce a provvedere all’impronta ecologica umana. Gli occhi straniti di mia madre dopo aver appreso questa informazione all’apparenza complessa, e di molti lettori, si rilasseranno nel comprendere che questo particolare giorno segna la demarcazione oltre la quale i giorni rimanenti dell’anno solare, il pianeta ce li concede ma dobbiamo ritenerci in debito. Il calcolo del giorno definito come “Earth Overshoot Day”, definisce il momento in cui la domanda di risorse naturali da parte dell’umanità supera la capacità della Terra di rigenerarle durante lo stesso anno.
Nel 2024, l’anno dell’estate più calda mai registrata negli ultimi 170 anni, noi 8 miliardi di persone che abitano la Terra, è come se avessimo utilizzato 1,7 volte le risorse naturali fornite dal pianeta, più velocemente rispetto a quanto gli ecosistemi ci mettono per rigenerarsi. Il Global Footprint Network, promotore dell’Earth Overshoot Day, ha calcolato che dall’1 agosto 2024 il mondo intero, e per i prossimi giorni e mesi fino alla fine dell’anno, è in debito ecologico.
Nel 1971 questa data cadeva a ridosso del giorno di Natale, eravamo però meno della metà della popolazione mondiale attuale. Siamo noi Sapiens che sovrasfruttiamo il pianeta Terra, il nostro eccessivo uso della deforestazione, della pesca, dell’erosione del suolo. La generale perdita di biodiversità si traduce anche in accumulo di CO2 in atmosfera, aggravando quella crisi del clima che stiamo subendo e che causa eventi meteo sempre più intensi e frequenti e che, parallelamente impatta direttamente sulla produzione alimentare.
Noi Sapiens abbiamo sempre confidato nella natura: fornisce cibo, acqua e riparo, modera il clima e le malattie, mantiene i cicli delle sostanze nutritive e della produzione d’ossigeno, offre occasioni di rilassamento spirituale. Per soddisfare tutte queste, e altre, esigenze utilizziamo risorse ambientali senza badare al come. Di contro, usiamo il pianeta come una pattumiera per i nostri rifiuti come l’anidride carbonica, la plastica e altri tipi di scarti e di inquinamento per i quali oggi, ci viene presentato il conto.
Solo negli ultimi anni stiamo ragionando e agendo in modo timidamente diverso ma continuiamo a edificare le nostre dimore su terreni che, con le strade e le altre infrastrutture, vengono coperti, quindi impermeabilizzati, e ne costruiamo più del necessario. Il cibo arriva da campi coltivati o da allevamenti che, per soddisfare la domanda sono intensivi. Per vestirci coltiviamo cotone che richiede vaste coperture di terreni e una notevole mole di acqua. Per illuminare le nostre case e per le nostre auto abbiamo bisogno di energia che in massima parte deriva ancora dal petrolio. Così come tutte le attività umane necessarie alla vita alla quale siamo abituati. Questi prelievi di risorse naturali costituiscono la nostra impronta ecologica che oggi supera di molto la capacità della natura di rigenerarsi. Se il 2024 terminasse l’1 agosto e non il 31 dicembre, saremmo in pari con la capacità biorigeneratrice della natura. Mancano però 5 mesi, la natura ce li concede a debito, rosicchiandoli agli anni che verranno.
Se il mondo registra l’Earth Overshoot Day l’1 agosto, per l’Italia il traguardo è stato il 19 maggio. C’è chi fa peggio, per il Qatar questo “compleanno” è stato l’11 febbraio 2024. Se non ci fossero Stati come L’Equador, l’Indonesia, l’Iraq e la Jamaica che raggiungono il traguardo nel mese di novembre, l’umanità si troverebbe ad anticipare notevolmente questa fatidica data.
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