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Duole constatare che ci sono ancora tanti scettici che non attribuiscono al cambiamento climatico le piogge devastanti di questi giorni. C’è chi, con palese memoria corta, sostiene che abbiamo sempre patito le piogge e il caldo, ma ricordano male, le temperature che abbiamo subito nei mesi scorsi e i mm di acqua che sta piovendo, sono parametri molto più alterati degli scorsi anni. E sarà sempre peggio.
Il caldo estremo, essendo percepito come non immediatamente distruttivo rispetto a un’alluvione o a un tornado, può essere considerato meno pericoloso. Le ondate di calore sono tra i fenomeni meteorologici più letali, soprattutto per le categorie di persone più vulnerabili. Ignorare la pericolosità di questi eventi perché “silenziosi” è un errore che sta costando vite umane. È essenziale che la percezione del rischio venga adeguatamente presa in considerazione, il caldo estremo è una minaccia reale e crescente, alla stregua di altri fenomeni naturali estremi come le piogge intense.
Non riusciamo a gestire la mole di acqua che piove in poco tempo, eppure l’equazione di Clapeyron, utile per misurare i cambiamenti nelle transizioni di fase, nell’equilibrio liquido-vapore esprime l’influenza di una variazione di temperatura sul valore della pressione. Per ogni aumento di un grado delle temperature, l’atmosfera potrà trattenere fino al 7% di acqua in più, ne consegue che l’acqua che si accumula in atmosfera per più tempo, a causa delle alte temperature registrate d’estate, viene scaricata violentemente con le prime piogge.

Le temperature registrate, specie nelle acque del mar Mediterraneo nel 2024, hanno contribuito ad aumentare la quantità di acqua, da evaporazione, accumulata. Fino a quando le temperature continueranno ad aumentare, subiremo alluvioni, finché non abbandoneremo le fonti di energia fossili e le altre attività che inquinano l’atmosfera, l’equazione di Clapeyron continuerà a essere dimostrata a nostro discapito.
Ponti, dighe, tombini, strade, …, tutte queste infrastrutture sono state pensate in un mondo profondamente diverso, con medie stagionali di precipitazioni meno intense e più stabili, che non è quello di oggi. Riadattare le nostre città e il territorio, sta diventando dirimente, nel frattempo, specie chi vive in zone più a rischio, deve imparare ad ascoltare e a reagire più prontamente ai sistemi di allerta meteo. E noi calabresi, alla stregua di tutti i nostri connazionali, viviamo su un territorio molto vulnerabile. Siamo tra i primi al mondo nell’organizzazione degli interventi post evento, con un servizio di Protezione Civile che fa scuola, siamo però tra gli ultimi a fare prevenzione.
Oggi che lo scetticismo sul cambiamento climatico è ancora un virus da debellare, c’è una minoranza che assiste e non agisce, dobbiamo correre per salvare il salvabile, per lasciare un mondo migliore alle generazioni future. Strano che non si comprenda, pensando ai propri figli e nipoti, che, come abbiamo ereditato noi un mondo alterato dal benessere apparente dei decenni scorsi, non si preveda un mondo peggiore per i nostri discendenti. Scetticismo ed egoismo viaggiano a braccetto.
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