Un approfondimento ragionato che vuole aiutare a comprendere meglio lo stato dell'arte di un pianeta in affanno e della sua popolazione ancora in gran parte inerme

Cultura e Sostenibilità: Gap tra Consapevolezza e Azione

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Il settore culturale italiano guarda con attenzione alla crisi climatica e al futuro del pianeta. Ma tra consapevolezza e azione c’è ancora un divario da colmare. A rivelarlo è lo studio “4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo”, che sarà presentato in occasione di un road-show che partirà da Napoli il 28 maggio e che, per la prima volta, fotografa in modo ampio e dettagliato il grado di attivazione green degli operatori culturali italiani.

La ricerca di Fondazione Santagata per l’Economia della Cultura con il sostegno di Banca d’Italia e Fondazione CRT, ha coinvolto oltre mille organizzazioni distribuite su tutto il territorio nazionale, con un focus particolare su realtà urbane e semiurbane.

Consapevolezza sì, ma azione limitata

Il dato più rilevante è forse anche il più paradossale: il 75,5% delle organizzazioni culturali dichiara un’alta consapevolezza rispetto ai temi ambientali, ma solo il 47,7% ha messo in pratica azioni concrete per ridurre il proprio impatto. Perché questo gap?

Le cause principali non sono ideologiche ma operative: mancano tempo, risorse umane e competenze tecniche per avviare percorsi strutturati di sostenibilità. In altre parole, c’è la volontà, ma non sempre gli strumenti, anche alla luce di un dato strutturale che è emerso: il settore culturale italiano è formato in larga parte da micro-organizzazioni – il 70% impiega meno di 10 dipendenti – spesso impegnate con risorse limitate ma animate da una forte motivazione.

Nord più consapevole, Sud più attivo

Interessanti le differenze regionali: il Nord Italia si conferma il più consapevole (76,9%), ma è il Sud a mostrare la percentuale più alta di attivazione (53%). Le regioni centrali, invece, appaiono più in ritardo, con solo il 36,2% vicino agli obiettivi di decarbonizzazione. Un quadro che suggerisce la necessità di strategie territoriali mirate e politiche di accompagnamento diversificate.

Il grafico mostra i punteggi medi ottenuti dalle organizzazioni culturali italiane. A livello regionale le migliori performance si osservano in regioni come Trentino Alto Adige, Calabria, Basilicata e Valle d’Aosta.

Il confronto tra grandi organizzazioni centrali e piccole realtà periferiche rivela che queste ultime mostrano distanza dai target mediamente più bassa (36,8%).

Chi è più avanti e chi è più indietro

Anche a livello settoriale il panorama è molto eterogeneo. I festival culturali e gli eventi dal vivo risultano i più pronti, anche perché più abituati a interfacciarsi con temi come gestione rifiuti, mobilità sostenibile e consumo energetico.

Seguono da vicino il settore della formazione artistica, dell’artigianato e del design. Più indietro si trovano invece i musei, il cinema, la produzione musicale e l’editoria. In molti casi, si tratta di realtà che operano in edifici vincolati storicamente o architettonicamente, dove ogni intervento di efficientamento richiede autorizzazioni complesse e risorse elevate.

Il bisogno di un ecosistema di supporto

Uno degli elementi chiave emersi dalla ricerca è la consapevolezza che la transizione ecologica non può essere affrontata in solitudine. Serve un ecosistema che accompagni le organizzazioni culturali con:

  • supporto economico,
  • strumenti tecnici,
  • percorsi formativi e consulenziali,
  • linee guida e modelli replicabili.

In sostanza, il settore ha bisogno di un’alleanza tra pubblico, privato e terzo settore che permetta di integrare la sostenibilità nel DNA progettuale di ogni attività culturale.

Un’occasione da non perdere

Lo studio evidenzia anche una raccomandazione implicita ma urgente: è tempo di sistematizzare. Le azioni spontanee, per quanto virtuose, non bastano più. Serve una pianificazione strategica che renda strutturali i comportamenti ecologicamente responsabili. Non è solo una questione ambientale, ma anche una sfida di innovazione, competitività e reputazione.

Il mondo della cultura ha compreso l’urgenza del cambiamento, ma per trasformare l’intenzione in impatto servono alleanze, risorse e visione. La transizione ecologica non è un atto isolato: è un processo collettivo da costruire, insieme, anche attraverso la bellezza.

Dal 28 maggio, un tour per raccontare il cambiamento

La presentazione ufficiale dei risultati prende il via da Napoli il 28 maggio con un road-show nazionale. L’obiettivo è semplice ma ambizioso: diffondere conoscenza, attivare confronto e stimolare reti territoriali per accelerare la transizione verde del sistema culturale italiano.

Schematizzazione dei concetti principali del report

Per ascoltare la sintesi audio del report “4C – deCarbonizzazione in Campo Culturale e Creativo”:

Report

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