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In questi giorni stiamo vivendo qualcosa che, per molti, può sembrare paradossale: incendi devastanti nel Centro-Sud Italia e, contemporaneamente, frane e alluvioni al Nord. Un caldo feroce che supera i 40 gradi in pianura, temperature del suolo che in Spagna toccano i 54 °C, mentre la Tour Eiffel viene chiusa perché il caldo è diventato un rischio. In Piemonte le piogge hanno fatto esondare i fiumi, in Valtellina e Veneto ci sono state frane, smottamenti e paura.
Come può coesistere tutto questo?
È la nuova normalità, segnata dalla crisi climatica. E dobbiamo smettere di stupirci come se fosse tutto scollegato. Perché è tutto connesso.
La mappa meteorologica dell’estate 2025 è dominata da un protagonista noto: l’anticiclone africano. Non è un fenomeno nuovo. La vera anomalia è che queste temperature, da 40 °C in su, stanno diventando la regola anche in periodi in cui, storicamente, ci si fermava attorno ai 30-32 °C. Parliamo di fine giugno, inizio luglio: stagioni che stanno cambiando pelle, anticipando l’intensità dell’estate più profonda.

Il problema, tra i tanti, è che per arrivare in Italia, quest’aria rovente passa sul Mediterraneo, che in questi giorni ha temperature anche di 5 gradi superiori alla media del periodo. Un’anomalia nell’anomalia. E un mare più caldo evapora di più: l’aria che respiriamo, quindi, è satura di vapore acqueo, calda e umida, difficile da sopportare.
Ma non finisce qui.
Se questa massa d’aria calda e umida incontra una corrente d’aria più fredda come esempio una perturbazione atlantica, la capacità di trattenere umidità diminuisce bruscamente. Il vapore condensa e si formano nubi cariche d’acqua. E più vapore c’è, più violento sarà lo scarico dell’acqua trattenuta al suo interno. Piogge torrenziali, temporali intensi, allagamenti, frane. Esattamente ciò che è successo al Nord.
È un equilibrio precario, e ogni volta che si rompe, ne vediamo le conseguenze sulla nostra pelle, nelle nostre case, nelle campagne, nei boschi.
Crisi climatica: non solo caldo, ma eventi estremi più frequenti e intensi
Dobbiamo ripetercelo, perché ancora fatichiamo ad accettarlo: questi fenomeni non sono “stranezze del tempo”, ma segnali evidenti di una crisi in corso.
Gli articoli di questo blog hanno sempre cercato di spiegarlo.
Non è tanto il singolo evento a stupire, perchè caldo, temporali, frane e incendi ci sono sempre stati, quanto la loro frequenza, la potenza e la stagionalità alterata. Questi eventi stanno accadendo prima, più spesso, e in forme più estreme.
E se da un lato abbiamo incendi, alimentati dalla siccità e dalle temperature elevate, dall’altro abbiamo alluvioni, prodotte proprio da quelle stesse dinamiche atmosferiche. Due facce della stessa crisi.
Il punto è capire il disegno, non solo osservare le singole tessere
Il clima ci parla. E lo fa con un linguaggio fatto di picchi di calore, maree di fango, alberi carbonizzati, campi allagati. Sta a noi cogliere il messaggio.
L’ondata di caldo che ci sta investendo non è un “record” da sfogliare nei giornali che non si leggono più, non sono notizie che ascoltiamo distrattamente alla radio o nei tg, è il sintomo di una febbre del pianeta. E questa febbre, come tutte, ha delle cause: l’aumento dei gas serra, la deforestazione, l’urbanizzazione incontrollata, l’inazione politica, la miopia economica.
Ma ha anche dei rimedi: cambiare rotta, ridurre le emissioni, ripensare i territori, dare spazio alla natura, investire sull’adattamento climatico e sulla cultura della prevenzione.
Il primo passo? Smettere di considerare questi eventi come singole emergenze e iniziare a trattarli per ciò che sono: un sistema che ci implora di agire.
Il caldo estremo non è “solo caldo”.
L’alluvione non è “solo pioggia”.
Sono le conseguenze di un equilibrio spezzato.
E il tempo che abbiamo per rimetterlo insieme non è infinito.
Non sono catastrofico ma attento, a cosa sta succedendo, agli appelli della scienza e all’apatia che mi circonda. Quell’apatia che non sa neanche che, quei pochi e timidi accorgimenti adottati dal mondo occidentale negli ultimi anni, stanno producendo frutti. Pochi ma interessanti da considerare. Se solo ci credessimo, tutti, di più, senza particolari sforzi, potremmo adattarci meglio a questo clima che abbiamo fatto impazzire.
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