Il blog vuole essere una forma di comunicazione che arrivi a più attori differenti nel grande spettacolo che è la sostenibilità. Siamo tutti parte di un cast, tutti protagonisti, non ci sono prime donne, di una rivoluzione unica nel suo genere. Una rivoluzione che ha tutti vinti e tutti vincitori, nessuno potrà prevalere sugli altri, solo il buon senso di comprendere che il clima sta cambiando e dobbiamo cambiare anche noi rendendo le nostre vite più consone a uno sviluppo futuro da lasciare in eredità migliore di oggi.
Genesi dello stato climatico che stiamo vivendo, indicazioni per affrontarlo con visione sostenibile ed esempi concreti di ciò che nel mondo si è fatto e si sta facendo, “La sostenibilità spiegata a mia madre” è un approfondimento ragionato che vuole aiutare a comprendere meglio lo stato dell’arte di un pianeta in affanno e della sua popolazione ancora in gran parte inerme.
Gli impatti del cambiamento climatico si stanno manifestando attraverso eventi estremi come le ondate di calore, le alluvioni e le tempeste violente, segnali questi, di un sistema climatico sempre più instabile, anche a causa dei comportamenti di noi Sapiens.
La scienza ha investigato il mondo naturale in modo obiettivo, sistematico e riproducibile, il cambiamento climatico non è un’opinione, è un insieme di dati verificabili e inoppugnabili ottenuti in base al metodo scientifico.
La soluzione esiste, e non è un pensiero meramente ottimistico, parte dalla comprensione e dall’accettazione di una semplice verità: tenere pienamente conto dell’impatto delle nostre interazioni con la natura e bilanciare la nostra domanda con la capacità di provvedere a essa. Le nostre economie sono radicate all’interno della natura, non sono fuori. Dobbiamo assolutamente convincercene. Anche se la maggior parte dei modelli di crescita economica e di sviluppo, riconosce che la natura è in grado di produrre solo un flusso finito di beni e di servizi, è stato dimostrato che il progresso tecnologico può, in linea di principio, superare tale esauribilità.
Ci sono gesti che compiamo senza pensare, movimenti che fanno parte del nostro fare da sempre. Siamo automi per cose futili come lavarci e mangiare, ma anche per tante altre piccole azioni che, se leggermente riviste, contribuirebbero non poco a migliorare il nostro intorno. Siamo 8 miliardi di persone e popoliamo un pianeta che ci sta mandando segnali inequivocabili che dovrebbero indurci a modificare almeno i consueti gesti quotidiani che compie ognuno.
C’è poi un mondo che gira intorno a noi che, in proporzione, gesti simili li amplifica e, allo stesso tempo, potrebbe modificarli senza particolari sforzi. Pensiamo alle industrie, agli uffici, alle scuole, agli spettacoli e agli eventi culturali in genere. A mangiare e bere, ai trasporti. Basterebbe che ognuno degli 8 miliardi di umani adottasse buone pratiche per iniziare una inversione di marcia della deriva che stiamo subendo.